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Gestione naturale del cavallo

DALLA “SCUDERIZZAZIONE TRADIZIONALE” AL NUOVO CONCETTO DI GESTIONE “NATURALE”

Il primo contatto tra uomo e cavallo ha origine in tempi molto lontani, quando ancora questo equide era visto solamente come una delle tante prede disponibili sul territorio di caccia. Per avere prova di un più “mite” rapporto con l’uomo bisogna risalire a 5000 anni prima di Cristo ed è in quest’epoca che, in Eurasia, si hanno le prime notizie attendibili di domesticazione del cavallo. Da allora, infatti, il suo impiego come animale da soma, da tiro e, più tardi da sella, si diffuse gradualmente in tutto il mondo, diventando il cavallo un animale “domestico”, abituato alla convivenza con l’uomo ed al controllo da parte di quest’ultimo.

Il termine “scuderizzazione”, invece, trova le sue ragioni in epoca medievale; la scuderia, infatti, era la stanza dello scudiero, colui che accompagnava il cavaliere avendo cura del suo scudo, delle sue armi e del suo cavallo. In seguito, per estensione etimologica, si arrivò a definire con lo stesso termine anche i fabbricati di protezione e di ricovero di questo importante animale.

I cavalli, che inizialmente erano tenuti in spazi aperti, trovarono così, all’interno della “scuderia”, una migliore sistemazione, rimanendo protetti dalle insidie nemiche e, cosa non trascurabile, potevano essere facilmente e prontamente preparati per i loro cavalieri. Da allora, il cavallo si è adattato sempre più alle esigenze dell’uomo e la scuderizzazione, prima finalizzata al suo strategico impiego bellico o per la sua forza e potenza applicata al lavoro, è oggi principalmente concepita per il suo utilizzo nelle numerose discipline ippiche ed equestri.

Da questa antica convivenza tra uomo e cavallo risulta la convinzione che tale animale e le sue esigenze siano ormai talmente conosciute dall’essere umano, che le nostre cure e la sistemazione in confortevoli box dovrebbero dargli maggior longevità e benessere, soprattutto rispetto al passato o alle aspre condizioni del suo habitat naturale. Malgrado questo, però, possiamo constatare come i nostri cavalli siano comunque soggetti a seri ed insidiosi problemi di salute.

Un cavallo che vive allo stato selvatico raggiunge senza problemi un’età di circa 30-40 anni; è abbastanza raro che un cavallo in cattività possa raggiungere questa età.

Molti cavalli domestici purtroppo periscono prima, a volte non raggiungono nemmeno la metà dell’età naturale. Questo ci deve far meditare sulla validità delle cure che prestiamo al nostro cavallo ed indurci a ricercare con obiettività che cosa stiamo facendo di sbagliato da disturbare la sua salute in modo così grave da ridurre perfino il suo naturale decorso di vita.

“Condizione di cattività” a volte stona con le benevoli attenzioni che molti proprietari rivolgono al proprio cavallo; mettere il grasso sugli zoccoli, le fasce agli stinchi, una coperta più pesante per il freddo, scegliere una tosatura piuttosto che un’altra, un ferro più adatto, un morso più dolce, è davvero quello di cui ha bisogno il nostro cavallo o quello che lo fa stare meglio?

Un cavallo scuderizzato tradizionalmente, passa la maggior parte della sua giornata all’interno del box che, sebbene provvisto di una morbida lettiera, limita molto il suo fisiologico bisogno di movimento.

La scarsità d’informazione, accompagnata da una eccessiva antropomorfizzazione nei confronti dell’animale, può condurre, anche se con buone intenzioni, a minacciarne ugualmente il benessere e la salute.

Se il nostro scopo oggi è quello di continuare a condividere la compagnia e le prestazioni del nostro cavallo, rispettando la sua dignità e la sua salute, dovremmo rivalutare le nostre radicate concezioni, esaminandole dal punto di vista dell’animale. Per il cavallo, una soluzione favorevole sarebbe quella di restituirgli gli spazi naturali e la libertà di movimento, ma sappiamo come nella realtà pochi maneggi abbiano a disposizione ampie superfici dove far scorrazzare liberi gli animali. Inoltre, il tempo che i proprietari possono dedicare al proprio cavallo spesso è limitato, per cui, arrivati al maneggio, preferiscono farlo uscire dal box vicino al campo invece di girovagare per cercarlo in qualche paddock. Per questo, anche quando c’è la disponibilità di spazio, rimane in un box per i soli fini di praticità e comodità.

Come possiamo fare quindi per rendere nuovamente naturale l’esistenza del nostro cavallo, non interferire con le sue esigenze fisiologiche e nello stesso tempo fruire delle sue prestazioni atletiche e di lavoro?

Si deve necessariamente raggiungere un compromesso, che può trovare il suo significato nella trasformazione della tradizionale scuderizzazione in quella che viene oggi proposta come gestione “naturale” del cavallo domestico.

“Naturale” è un termine che definisce qualcosa di “non artificiale, creato dalla natura”. Per gestione “naturale”, intendiamo quello che oggi viene definito dai più famosi horseman, quali Pat Parelli, Linda Tellington-Jones, Monty Roberts, John Lyons, Buck Brannaman e altri, il “natural horsemanship”, ovvero l’arte dell’addestramento, del lavoro e dell’andare a cavallo nel pieno rispetto del suo benessere, del suo istinto e della sua personalità.

Il metodo “naturale” e l’utilizzo di questo termine è, quindi, un nuovo modo di “intendere” l’equitazione, considerando non solo le richieste del cavaliere, ma anche le reali esigenze del suo compagno cavallo.

Esistono delle differenze sostanziali tra l’ambiente selvatico e l’ambiente della scuderizzazione tradizionale. Ne riportiamo alcuni esempi nella tabella 1:

 

 

AMBIENTE NATURALE

SCUDERIZZAZIONE

CONVENZIONALE

TEMPERATURA

AMBIENTALE

Lievi variazioni continuative

Cambiamenti repentini

MOVIMENTO

Continuativo

Limitato (troppo breve o

infrequente), spesso innaturale

SOCIALITA’

Vita di branco, gregario,

associazione di ruoli

Solitario o vita di branco molto

limitata

ALIMENTAZIONE

Vasta e varia, assunta in

continue piccole dosi

Limitata ed insufficiente

varietà, pochi pasti e

abbondanti

POSTURA DEL CORPO

Naturale, per lo più con la testa

bassa

Innaturale, per lo più con la

testa alta

PESO DEL CORPO

Cambiamenti graduali, attivi

Cambiamenti improvvisi,

passivi

ESPOSIZIONE DEGLI

ZOCCOLI ALL’ACQUA

Giornaliera

Rara o assente

LUOGHI DI RIPOSO

All’aperto

Nella maggior parte luoghi

chiusi (box)

PRESENZA DI GRASSO O

CATRAME SUGLI ZOCCOLI

Assente

Comune

CONTATTO DIRETTO

DEGLI ZOCCOLI CON IL

SUOLO

Sempre

Raro

ABBIGLIAMENTO

PROTETTIVO

Non esiste

Comune (coperte, fasce,

stinchiere, ecc..)

IMBOCCATURE

Non esistono

Diffusissime

 

 

TABELLA 1. Differenze tra la scuderizzazione tradizionale e l’ambiente selvatico (Strasser, 2005).

Se vogliamo, quindi, cominciare ad instaurare un nuovo rapporto con il nostro cavallo, dobbiamo concedergli, per quanto possibile, di poter tornare nuovamente in contatto con gli aspetti intrinseci del suo habitat naturale.

UNA PROPOSTA DI GESTIONE “NATURALE” DEL CAVALLO DOMESTICO

Vari studi ed osservazioni di cavalli che vivono in condizioni naturali e di cavalli domestici, hanno permesso di descrivere i comportamenti che un cavallo ha necessità di dover esprimere.

Comportamenti, quali la socialità, l’alimentazione, il grooming, il riposo ed il sonno, l’esplorazione, il movimento e la distribuzione sul territorio, devono essere fra loro in equilibrio tale da garantire il mantenimento della omeostasi etologica e fisiologica.

L’omeostasi è definita come “il raggiungimento di uno stato di stabilità e di costanza della variabilità del corpo, attraverso risposte regolatorie di tipo sia fisiologico sia comportamentale” (Fraser et al., 1990).

Per far sì che questa stabilità e costanza, siano proprie anche del cavallo domestico, il nostro scopo deve essere il ripristino dei grandi sistemi di omeostasi del suo organismo.

EQUILIBRIO P.N.E.I.

Negli ultimi decenni l’approfondimento nel campo della scienza medica umana ha permesso di recuperare e riscoprire il profondo significato dei rapporti reciproci tra il Sistema Nervoso Centrale (SNC), il Sistema Endocrino ed il Sistema Immunitario e tale meccanismo, rappresenta la base fisiologica della gestione “naturale” del cavallo domestico.

Il Sistema Nervoso Centrale è composto da cervello e midollo spinale, con tutte le loro componenti anatomiche e funzionali. In esso è compreso anche il sistema limbico, responsabile delle attività psichiche e del comportamento sociale; in esso transitano le emozioni (Bortolami, Callegari, 1999; Beghelli, 1998).

Il Sistema Endocrino è composto da strutture dell’SNC che comunicano con ghiandole (come ad esempio la tiroide) le quali a loro volta producono ormoni che agiscono all’interno dell’organismo (Debenedetti, 1998)

Il Sistema Immunitario è invece formato da un’insieme di cellule in grado di distinguere tra ciò che è proprio dell’organismo e ciò che non lo è, e quindi di eliminare queste componenti estranee, come per esempio virus e batteri. Fra le cellule, ci sono i linfociti B e T, i macrofagi ed altre, le quali si accorpano in organi come il timo, il midollo osseo, la milza, i linfonodi, le tonsille, nella parete del tubo digerente, nel tratto respiratorio e nella pelle (Roitt, Male, 1998).

Queste sono le strutture principali tra le quali transitano delle sostanze, chiamate infatti “molecole di relazione”, che fanno sì che ogni sistema con tutte le sue componenti sia informato dei cambiamenti che avvengono negli altri. Queste molecole sono ormoni, le citochine e i neuropeptidi. Lo scopo di questo complesso sistema è quello di mantenere l’omeostasi dell’organismo (Bottacioli, 2005).

Lo studio della correlazione tra questi sistemi viene definito PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (P.N.E.I.).

Ogni essere vivente, sia umano che animale, ha il sistema PNEI “resettato” su valori propri della specie, valori quindi fisiologici. Qualsiasi situazione che l’animale vive, determina un disordine disregolativo che ha sempre come risposta fisiologica l’attivazione della PNEI per ripristinare l’equilibrio. Se questo stimolo di perturbazione diventa cronico, si crea allora un cambiamento persistente dell’omeostasi. A questo punto, gli elementi costitutivi della PNEI alterano il loro valore fisiologico e si “resettano” su valori diversi, non fisiologici.

Da recenti studi sull’argomento, risulta, infatti, che per valutare esaustivamente la dinamica morbosa di una patologia è fondamentale un’attenta comprensione del sistema PNEI, cioè della regolazione dell’organismo. E’ stato, infatti, dimostrato che lo stato della matrice extracellulare e delle sue componenti (come l’equilibrio del pH, lo stato di osmolarità e ionicità, l’idratazione della matrice), sono strettamente correlati alle attività neuroimmunoendocrine, soprattutto in relazione all’evolvere dello stress nell’organismo (Biffi, 2007).

L’attivazione del Sistema Immunitario, indotta dall’introduzione nell’organismo di sostanze riconosciute come non-self, provoca produzione e secrezione di varie sostanze (neuropeptidi, citochine etc.) che, per la propria attività pleiotropica, inducono attivazione degli assi neuroendocrini e molti altri effetti biologici, quali la crescita e differenziazione delle cellule del sistema immunitario, chemiotassi, induzione di proteine della fase acuta dell’infiammazione, stimolazione o inbizione dell’angiogenesi, ecc. (Rook, Balkwill, 1998). Tra i più importanti mediatori di tale meccanismo ci sono le citochine IL-1, IL-6 e TNF, in grado, da un lato di attivare l’HPA (Asse ipotalamo-ipofisisurrene) e le strutture del locus coeruleus con stimolazione del Sistema Simpatico e, dall’altro, di inibire l’HPG (Asse ipotalamo-ipofisi-gonadi) e l’HPT (Asse-ipotalamo-ipofisi-tiroide) (Biondi, 1997, Bellavite, 1998).

L’evoluzione di queste situazioni esercita un’influenza fondamentale sulla dinamica del decorso di una patologia (Biffi, 2007). Il perpetuarsi di stress e/o il realizzarsi di blocchi in determinate fasi dello stesso, provocati da vari fattori intercorrenti, possono, inoltre, alterare la capacità regolatoria dell’organismo inducendo assetti fisiopatologici in grado di favorire la cronicizzazione delle patologie o il riacutizzarsi di quadri subclinici (Heine, 1999).

Quindi, tutto quello che noi “offriamo” al nostro cavallo, dall’alimento, alla tosatura, ai farmaci, alla vita in box, all’addestramento più o meno adeguato, al lavoro in condizioni di stress o di dolore, fa sì che ci sia una continua sollecitazione del sistema PNEI dell’animale che cercherà di mantenere un equilibrio in base ai parametri fisiologici della propria specie (Sabioni, 2007).

Attiverà, perciò, comportamenti (Sistema Nervoso Centrale), ormoni (Sistema Endocrino) e cellule immunitarie (Sistema Immunitario) per poter sopravvivere alla nuova condizione ambientale imposta, senza morire.

Questa situazione dura finché lo stimolo stressante non supera la capacità di adattamento dell’organismo essendoci, infatti, varie fasi dello stress:

-Fase di allarme, l’organismo mobilita le sue difese attivando l’asse HPA e producendo adrenalina e noradrenalina.

-Fase di resistenza, se lo stress persiste, l’elemento fondamentale è il proseguimento della sovrapproduzione di cortisolo, che ha come conseguenza la soppressione delle difese immunitarie.

-Fase di esaurimento, infine, si registra l’esaurimento della ghiandola surrenale e la morte dell’animale con ulcerazioni della mucosa gastrica.

Se noi interveniamo, rendendo la vita dei nostri cavalli domestici più simile a quella naturale, ripristiniamo la capacità dell’organismo dell’animale di difendersi dagli stress acuti o cronici.

L’equilibrio omeostatico è una situazione che il corpo animale, come quello umano, è già predisposto a raggiungere e/o a mantenere attraverso il sistema di regolazione PNEI.

La condizione di cattività comporta una serie di limitazioni forzate ai naturali e fisiologici bisogni del cavallo inducendo stress cronici che alterano questo importante sistema regolativo; la situazione si aggrava nel momento in cui l’animale si trova a dover fronteggiare uno stimolo patogeno esterno, in quanto non è più in grado di rispondere adeguatamente e più facilmente potrà sviluppare una malattia cronica.

Ci sono vari fattori gestionali sui quali possiamo intervenire per migliorare il benessere del cavallo domestico e, quindi, rinforzare il suo sistema regolativo PNEI:

1- Alimentazione

L’alimentazione del cavallo domestico dovrebbe essere basata su tali elementi:

  • Erba di prato polifita;
  • Fieno polifita;
  • Erbe medicinali presenti naturalmente nei pascoli;
  • Frutta e verdura fresche;
  • Probiotici;
  • Cereali in piccola quantità e costituiti esclusivamente da avena;
  • Olii vegetali;
  • Vitamine ed oligoelementi.

2- Movimento

Uno dei punti cardine della gestione naturale riguarda il movimento che i cavalli devono poter eseguire al di fuori dell’ordinaria attività sportiva alla quale sono sottoposti. Il movimento soddisfa un impulso istintivo del cavallo, permette esplorazione e socialità, agisce sulla circolazione sanguigna, sulla muscolatura, sulla motilità intestinale. In natura i cavalli selvatici si muovono su vaste aree di pascolo, alla ricerca di cibo e acqua. In ambiente domestico è indispensabile che i cavalli in gestione “naturale”, possano muoversi in spazi adeguatamente preparati. Il concetto è che non è necessario avere uno spazio enorme, ma uno spazio ben gestito all’interno del quale si motiva il cavallo a muoversi.

Nella ricerca della naturalizzazione degli spazi, si possono distinguere quattro livelli:

  • Primo: creazione di spazi esterni in comunicazione con i “vecchi” box, ovviamente questo cambia la vita del cavallo, permettendogli di scegliere quando uscire o entrare, anche se non è ancora una condizione sufficiente per fornire un movimento adeguato.
  • Secondo: creazione di paddock con capanni sufficienti ad accogliere uno o più cavalli. Questo livello di gestione naturale di uno spazio, è già accettabile, a patto che si motivi il cavallo a muoversi, distribuendo le risorse (cibo e acqua) in maniera tale da favorire la loro “ricerca” da parte del cavallo, incentivando così anche l’esplorazione. In alternativa, si possono avere più paddock affiancati, ciascuno con un capanno. Quest’ultima situazione, permette di gestire un cavallo all’interno di ogni paddock, ma permette all’animale di rimanere in comunicazione tattile con il suo vicino di paddock.
  • Terzo: la cosiddetta “scuderia attiva”, nella quale anche all’interno di una piccola area vengono organizzati gli spazi (area di riposo, area di rotolamento ecc.) e distribuiti acqua, greppie per fieno e distributori di avena in punti strategici tali da motivare il cavalo a vagabondare. Questa situazione è più corretta e professionale.
  • Quarto: il “paddock paradise” proposto da J. Jackson (2006), il più noto pareggiatore naturale americano. In tale situazione, si delimita uno spazio con una recinzione solida, poi a circa sei metri all’interno si crea una ulteriore recinzione più blanda, in modo da creare un ampio corridoio tutto intorno al perimetro dello spazio. All’interno di questo corridoio si organizzano tettoie, punti di alimentazione e di abbeveraggio e zone di riposo. La parte centrale del recinto, non utilizzata dai cavalli, può essere destinata alla coltivazione del fieno oppure a maneggio.

3- Barefoot (Piede “scalzo”)

La gestione “naturale” prevede la sferratura ed il modello a cui si fa riferimento nel pareggio di un piede scalzo, è il modello naturale nato dallo studio del piede del cavallo americano selvaggio Mustang. Nel momento in cui si tolgono i ferri ad un cavallo, comincia per lui un periodo di transizione, che corrisponde al periodo di “naturalizzazione” del piede, cioè al lasso di tempo nel quale si ha un ciclo completo di crescita dell’unghia (Sabioni, 2006). Il rimaneggiamento e la conseguente ristrutturazione dello zoccolo dopo la sferratura, riguardano:

  • La circolazione sanguigna, con ripristino della pompa circolatoria del piede.
  • La sensibilità nervosa, con ripristino dell’innervazionee quindi della propriocezione (sensibilità) e della relativa area sensitva corticale cerebrale.
  • I tessuti connettivi, con miglioramento delle qualità e adesione delle lamine e della qualità del cuscinetto digitale.
  • Il ripristino della corretta biomeccanica del piede (elaterio) con miglioramento della funzionalità del cuscinetto digitale e ripristino dell’appoggio iniziale dello zoccolo sui talloni.
  • Miglioramento della qualità e densità del corno che forma la muraglia e la suola (Jackson, 2002).

4- Condizioni naturali durante l’alimentazione e l’esercizio

- Ripristino della biomeccanica dell’apparato locomotore del cavallo;

- Permettere una postura naturale durante l’alimentazione;

-  Utilizzo della Bitless Bridle come alternativa all’imboccatura;

-         Bilanciamento della sella.

 

5- Socialità

La socialità che il cavallo esprime in natura può essere riprodotta anche in ambiente domestico. I contatti sociali tra i cavalli possono essere facilitati lasciando gli animali liberi in paddock (con i dovuti accorgimenti), non dimenticando, però, una nostra corretta interazione quotidiana.

 

6- Termoregolazione

La regolazione della temperatura corporea è controllata da:

-         1 Controlli vasomotori;

-         2 Controlli respiratori;

-         3 Controlli sudoripari.

Limitare l’uso delle coperte ed evitare la tosatura, favoriscono scambi termici equilibrati con l’ambiente. I cavalli dispongono di sistemi naturali di regolazione della temperatura molto efficienti: la variazione dello spessore del mantello, un’estesa circolazione superficiale cutanea che permette al sangue di avere “contatto termico” con l’ambiente esterno (vasodilatazione in condizioni di temperature elevate e vasocostrizione con le basse temperature), ghiandole sudoripare che producendo sudore (liquido) concorrono al raffreddamento del corpo ed infine un apparato muscolare estremamente sviluppato che permette, in condizioni di adeguato movimento, di produrre calore corporeo. I cavalli che trascorrono gran parte della giornata in box e che escono solo per lavorare, non sono abituati ad utilizzare questi sistemi e gli sbalzi termici, non poco frequentemente, sono causa di patologie respiratorie ed anche enteriche. Con una corretta gestione, il cavallo può essere, quindi, riabituato gradualmente a rispondere fisiologicamente alle variazioni di temperatura.

La gestione “naturale” ha, quindi, il compito di riadattare il più possibile il cavallo domestico all’ambiente ed alle condizioni selvatiche, situazioni per le quali, tra l’altro, è naturalmente predisposto.

Tratto da tesi di laurea di Elisa Barbato: MODIFICAZIONI COMPORTAMENTALI NEL CAVALLO SPORTIVO DOVUTE ALL’UTILIZZO DI UNA BRIGLIA SENZA IMBOCCATURA

Alma Mater Studiorum Università di Bologna - FACOLTA’ DI MEDICINA VETERINARIA

Corso di Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria